House of Cards

11 aprile, 2014

Angelo Jasmeno    Kevin Spacey - "I soliti sospetti"

QUANDO LA POLITICA PICCHIA DURO

Questa settimana è iniziata, sul nuovo canale satellitare Atlantic di Sky, la serie televisiva “House of Cards” che vede come protagonista uno strepitoso Kevin Spacey (due volte premio Oscar, in particolare per la leggendaria interpretazione di Roger Verbal Kint ne i Soliti Sospetti, di Bryan Singer).

Si tratta di uno spaccato della grande politica di Washington, girato con tecniche innovative che a volte avvicinano il girato a un docu-film.

Una storia greve, che non concede nulla alla fantasia. La politica è quella cosa lì, direbbe qualcuno: intrighi, sesso, ricatti, rapporti con gente poco raccomandabile, conflitti di personalità, crudele gioco di ruolo, carriera a tutti i costi…

Per fare la “grande” politica, oggi come ieri, occorrono i numeri, tanti numeri. Poi servono soldi, tanti soldi e una organizzazione capillare sul territorio, fatta di persone che occorre mantenere, senza parlare dei costi della propaganda.

Lo scontro inizia dentro il tuo Partito, con alleanze forzate, tradimenti, inganni e controinganni. Ad ogni elezione ci sono dei voltafaccia improvvisi, degli insospettabili travasi di pacchetti di voti, delle promesse fatte e non mantenute, delle vittime sacrificali e di questo racconta la serie televisiva americana.

Tanti voti sull’unghia non ti arrivano solo perché sei simpatico, ma perché hai saputo costruire nel tempo un castello di relazioni preferenziali, sulla cui natura (i favori, la notorietà, il carisma, il ricatto) possiamo discutere, anche se induce in sospetto chiunque abbia la certezza di contare su un pacchetto di consensi “chiavi in mano”, trasferibile come gli assegni circolari. Questo ti porta a pensare che le persone sottostanti, quelle pronte a mettere il segno dove gli viene indicato,  non siano affatto libere.

Questa la lezione di “House of Cards”: più scali il potere autentico, e non è detto che questo corrisponda per forza ad una carica prestigiosa, più devi difenderti da quelli che vorrebbero il tuo posto.

Insomma, se sei là in cima non ci puoi andare leggero, occorre far capire chi comanda e non ti devi fare scrupoli nell'usare una certa violenza, a volte verbale, a volte no.

Questo non esclude affatto che vi siano ottimi professionisti della politica, ed io ne conosco, ma anche loro devono picchiare duro, se vogliono sopravvivere in quell'ambiente.

Si dirà, ci sono i movimenti emergenti, quelli che fanno leva sul risentimento popolare. Vero, ma il punto è: una volta entrati nel meccanismo ed incontrati il Gatto e la Volpe, specialmente i più sprovveduti, sapranno resistere al recarsi nel Paese dei Balocchi? Sono strutturati questi movimenti, così verticistici e sbrigativi, per resistere alle tentazioni della politica?

Allora non c’è cura, siamo destinai al declino della Democrazia?…

Il rimedio c’è ed è lì, dimenticato sullo scaffale più alto della Cucina, nel vecchio contenitore del caffè. Il dramma è che è venuto meno il controllo sociale sui politici di lungo corso, il senso critico, la presenza di un popolo organizzato che chieda conto ai propri eletti. In una parola: la partecipazione.

Il voto di scambio, il vincolo di una preferenza permutata per un favore vero o presunto, per una fila saltata, per un concorso vinto, o per un permesso a costruire dove non si poteva c’è sempre stato, ma un tempo le persone, anche le più umili partecipavano, oggi no.

E’ stata persa la fiducia nei corpi intermedi, le persone si iscrivono a un sindacato come se acquistassero una polizza di assicurazione o per avere uno sconto sul 730. Lo fanno perché sono disperati fuori dai cancelli di una fabbrica chiusa, ma difficilmente aderiscono perché credono nello spirito del sindacato Confederale (a patto che sappiano cosa veramente significhi questa parola).

Oggi, a parte i plebisciti di un giorno, le feste dei Gazebo, chiamateli un po’ come volete, la partecipazione quotidiana sui grandi temi collettivi, il confronto serrato con i propri eletti è pressoché nullo (a patto di sapere chi sono, con le liste multiple bloccate).

Se ti permetti di far loro un’osservazione politica, anche in privato, si offendono, non è affar tuo, più naturale chiedere un favore, per indecente che sia.

Non c’è da stupirsi che poi qualcuno con i soldi nostri ci comperi le mutande verdi o paghi le proprie cene elettorali e i propri viaggi di piacere. Sono così differenti dai loro elettori?

E allora?

Nel nostro piccolo, come Associazione, inizieremo presto a confrontarci con le Istituzioni locali, unendo finalmente la protesta alla proposta, la richiesta alla risposta.

Questa è la chiave di un miglioramento della politica, richieste collettive, pressanti, disinteressate, riferite a questioni ben perimetrabili. L’apertura di un canale di dialogo con tutti coloro, senza distinzione di colore e cinghie di trasmissione, disponibili ad un confronto sulla devastazione del Territorio. Non trascureremo nessuno, prendendo esempio da San Francesco al cospetto del feroce Saladino.

Ci rivolgeremo alle Istituzioni non ai singoli politici, per quanto “amici” di qualcuno di noi.  Qui a Gerico siamo tifosi di squadre diverse, ma, per fortuna, condividiamo l’idea che la Comunità viene prima della “banda”, convinti che non è l’appartenenza a un Partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.

Insomma, dopo tante denunce, ecco il coniglio uscito dal cappello della nostra recente assemblea, vorremmo risultati tangibili, cambiamenti reali sul campo, non solo meritorie abbaiate alla Luna.

Noi, in quanto Associazione, ci relazioneremo con tutti, in un’ottica istituzionale, ma niente mano sulla spalla e offerte “che non si possono rifiutare”. Se fai un’opera buona ti ringrazieremo con una stretta di mano e basta, come si conviene tra persone per bene.

Una missione impossibile?

Vedremo.


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Ricordati di Vivere

7 dicembre  2013

Angelo Jasmeno

UNA BIOGRAFIA POLITICA DELLA PRIMA REPUBBLICA 

Ho letto recentemente un bel libro dedicato alla storia della politica italiana dagli anni 70 ai primi anni ’90. L’autore è Claudio Martelli, golden boy del Partito Socialista ed eterno delfino di Bettino Craxi, fino alla rovinosa caduta.

La pubblicistica di quegli anni ce l’ha presentato come un vacuo scudiero dell’omartellidiatissimo leader socialista, ma non  è affatto così. Claudio Martelli è un uomo estremamente colto, poliglotta, e dotato di una propria originale visione politica.

Nel libro “Ricordati di Vivere” (Bompiani) vita pubblica e privata si intrecciano, ma tracciano una vivissima immagine di cosa sia la politica o meglio di cosa fosse stata ieri e di ciò che (purtroppo) oggi non è più.

Essa è brutalità, ma anche cultura, violenza ma anche passione, conta spietata di voti ma anche amicizia intensa,  gioco di ruolo,  ambizione, tradimento ma, prima di tutto, Visione. Senza una lettura della storia e del futuro che vada oltre la gestione corrente, o delle proprie aspettative, la politica diventa niente, o per dirla tutta può tramutarsi nel male assoluto.

La politica è crudele.

Se non sei disposto a giocarti un’amicizia per una vittoria o per la sopravvivenza tua e del tuo  partito allora non pensare di dedicarti seriamente ad essa. In fondo il duro messaggio del libro è questo.

Martelli non volle, non poté o non seppe ripudiare il suo amico e compagno di tante battaglie, Bettino, mentre il leader del PSI, da quello che intendiamo o leggiamo tra le righe, non rinunciò a farlo in nome della propria sopravvivenza, inducendolo a dimettersi da Ministro della Giustizia e dal Partito dopo un avviso di garanzia. Vittima, secondo l’autore, di “fuoco amico”. Tutto ciò  in un clima, quello di Tangentopoli, che era di giustizia sommaria e qualche morto, in senso letterale, lo ha lasciato sul selciato.


Una revisione serena di quel periodo, anche negli ambienti della sinistra, sarebbe quanto mai opportuna. Ne è uscita un’Italia migliore? Persino Francesco Saverio Borrelli, capo della procura di allora, si è posto qualche domanda.

Martelli racconta se stesso senza alcuna pietà, con sincerità parla delle sue conquiste (i referendum sul nucleare, la lotta alla mafia, l’amicizia con Giovanni Falcone) e delle sue delusioni (il correntismo, la corruzione nel suo partito, i suoi silenzi e i suoi no mai pronunciati).


Il socialismo riformista italiano affogò nella brama di potere e in una lettura distorta della realtà, la convinzione che nulla sarebbe cambiato mentre tutto cambiava, nella vana speranza del perdurare del primato della Politica mentre nel mondo, inesorabilmente sconfitta, diveniva ancella dell’economia e della finanza globale.

Consiglio questo volume ai giovani che fanno politica, o che sono convinti di farla. Potrà apparirvi un “mattone”, ma se una storia, anche così privata come questa, non riesce ad appassionarvi mi sa che la politica non fa per voi.

La mia generazione, invece, deve onorare un conto con se stessa. Quello di avere lasciato che conquiste secolari venissero bruciate in un giorno e che tutto venisse banalizzato, persino il dibattito politico, in un soporifero talent show.

Le amministrazioni pubbliche decidono cose che riguardano tutti, come il project financing che impegna cittadini, spesso inconsapevoli, economicamente per decenni, o le dismissioni di beni comuni, le cui ricadute riguardano intere generazioni.


Per  questo il conto, prima o poi, dovremo saldarlo.

Noi. Anche in questa città.

Chi Siamo

Una Comuntà Comunicante in cammino, con base a Verona

Gerico è una Associazione di volontariato attiva nel campo della comunicazione. Stanchi di sorbire le notizie che concede il convento mediatico, passiamo parola e cerchiamo di comunicare a tutti ciò che apprendiamo, nel modo che ci sembra più confacente. Grazie ad una semplice mailing list ci teniamo in contatto e poi condividiamo le informazioni. Il nome di "Gerico", che caratterizza la nostra Community, richiama alla biblica caduta delle mura (della incomunicabilità), per mano, o per fiato, delle celebri trombe (shofar). 

Giusto lei cercavo...

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