da
Paolo(*)
Quando una persona muore
lascia le sue cose agli eredi. Se è anche fondatore di un
movimento, di un partito, di una comunità, lascia ai seguaci
norme per la sopravvivenza di ciò che ha fondato. Quando
Gesù se n'è andato ci ha lasciato la Buona
notizia della sua persona, dei suoi esempi, del suo messaggio. Nei
discorsi di addio che Giovanni registra con ampiezza nel suo vangelo
Gesù ha insistito in maniera fortissima
sull'unità dei suoi discepoli. Tale unità sarebbe
stata il segno che Dio era con loro. Quanto a strutture organizzative
non ne ha lasciate. Ha invitato invece tutti i suoi discepoli, e i
dodici in particolare che avevano vissuto con lui, ad annunciare in
tutto il mondo quel modo nuovo di vivere che fu chiamato poi
cristianesimo.
La misericordia, la dignità di ogni essere umano, l'apertura verso il bene ovunque sia, la presa in carico dei piccoli, dei deboli, erano alcuni dei tratti fondamentali del suo messaggio che i suoi avrebbero dovuto vivere nel mondo.
Ma, cosa veramente straordinaria, egli ha promesso l'invio del suo Spirito. Si tratta di una realtà che avrebbe fatto comprendere il suo messaggio dal di dentro delle persone, nel loro stesso cuore e che avrebbe dato loro il coraggio e la forza per attuarlo. Insomma i suoi fedeli non avrebbero avuto come punto di riferimento solo le regole che la comunità si sarebbe data, cercando di concretizzare gli insegnamenti del maestro in strutture visibili comunitarie, ma avrebbero posseduto nel loro cuore la lucidità dello Spirito inviato da Dio stesso.
Certo questo Spirito ha creato e crea problemi alla comunità cristiana. Sarebbe stato molto più facile vivere di un inquadramento autoritario della massa dei credenti posti sotto la guida di autorità ufficiali e basta.
Ma Gesù non era di questo parere. Ha consegnato ad ogni credente il suo Spirito, direttamente. E' una creatività continua, uno stimolo al superamento della religione dei codici e basta, una continua, inattesa spinta verso il superamento di ogni limite intellettuale che restringe la prospettiva dei cristiani. Lo Spirito soffia dove vuole, insiste il vangelo.
Già al tempo degli Apostoli lo Spirito invita Pietro a rendersi conto che occorre superare le ristrettezze mentali del legalismo rituale ebraico. Si trattava, tra l'altro, di abolire la distinzione tra animali puri e impuri: nulla è impuro di ciò che Dio ha creato! Ma ancora più innovativo lo stimolo dello Spirito a riconoscere la presenza della salvezza nei pagani di buona volontà.
E quante volte poi nella vita della comunità cristiana di ogni secolo il progresso della comunità stessa non è stato provocato da decisioni d'autorità, ma dalla testimonianza di vita di persone ispirate che, spesso, sono pure state avversate dall'autorità della chiesa, la quale, passato un po' di tempo, s'è dovuta ricredere e ha riabilitato i malcapitati. E questo in maniera plateale perfino ai tempi del Concilio Ecumenico Vaticano II di cinquant'anni fa. Gli esempi sono assai numerosi.
Nella vita concreta delle nostre comunità, dovremmo chiederci ogni giorno quale sia la strada che lo Spirito ci apre per rispondere agli interrogativi dell'uomo di oggi e per annunciargli la speranza evangelica e non accontentarci semplicemente di applicare decreti già stabiliti.
La Pentecoste è una realtà assai seria. Talvolta imbarazzante.
(*) Paolo Bagattini è direttore della rivista "Il Missionario"
La misericordia, la dignità di ogni essere umano, l'apertura verso il bene ovunque sia, la presa in carico dei piccoli, dei deboli, erano alcuni dei tratti fondamentali del suo messaggio che i suoi avrebbero dovuto vivere nel mondo.
Ma, cosa veramente straordinaria, egli ha promesso l'invio del suo Spirito. Si tratta di una realtà che avrebbe fatto comprendere il suo messaggio dal di dentro delle persone, nel loro stesso cuore e che avrebbe dato loro il coraggio e la forza per attuarlo. Insomma i suoi fedeli non avrebbero avuto come punto di riferimento solo le regole che la comunità si sarebbe data, cercando di concretizzare gli insegnamenti del maestro in strutture visibili comunitarie, ma avrebbero posseduto nel loro cuore la lucidità dello Spirito inviato da Dio stesso.
Certo questo Spirito ha creato e crea problemi alla comunità cristiana. Sarebbe stato molto più facile vivere di un inquadramento autoritario della massa dei credenti posti sotto la guida di autorità ufficiali e basta.
Ma Gesù non era di questo parere. Ha consegnato ad ogni credente il suo Spirito, direttamente. E' una creatività continua, uno stimolo al superamento della religione dei codici e basta, una continua, inattesa spinta verso il superamento di ogni limite intellettuale che restringe la prospettiva dei cristiani. Lo Spirito soffia dove vuole, insiste il vangelo.
Già al tempo degli Apostoli lo Spirito invita Pietro a rendersi conto che occorre superare le ristrettezze mentali del legalismo rituale ebraico. Si trattava, tra l'altro, di abolire la distinzione tra animali puri e impuri: nulla è impuro di ciò che Dio ha creato! Ma ancora più innovativo lo stimolo dello Spirito a riconoscere la presenza della salvezza nei pagani di buona volontà.
E quante volte poi nella vita della comunità cristiana di ogni secolo il progresso della comunità stessa non è stato provocato da decisioni d'autorità, ma dalla testimonianza di vita di persone ispirate che, spesso, sono pure state avversate dall'autorità della chiesa, la quale, passato un po' di tempo, s'è dovuta ricredere e ha riabilitato i malcapitati. E questo in maniera plateale perfino ai tempi del Concilio Ecumenico Vaticano II di cinquant'anni fa. Gli esempi sono assai numerosi.
Nella vita concreta delle nostre comunità, dovremmo chiederci ogni giorno quale sia la strada che lo Spirito ci apre per rispondere agli interrogativi dell'uomo di oggi e per annunciargli la speranza evangelica e non accontentarci semplicemente di applicare decreti già stabiliti.
La Pentecoste è una realtà assai seria. Talvolta imbarazzante.
(*) Paolo Bagattini è direttore della rivista "Il Missionario"
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